LIQUIDAZIONE DELLA PARCELLA DELL’AVVOCATO DA PARTE DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI

LIQUIDAZIONE DELLA PARCELLA DELL’AVVOCATO DA PARTE DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI
RICORSO IN PREVENZIONE DAVANTI ALL’ORDINE DEGLI AVVOCATI
DECRETO INGIUNTIVO PER PARCELLE, ONORARI, DIRITTI E SPESE
Codice di procedura civile – Dei procedimenti speciali
Titolo I: DEI PROCEDIMENTI SOMMARI
Capo I: DEL PROCEDIMENTO DI INGIUNZIONE
artt. 633-669
AVVOCATO LOW COST CONSULENZA LEGALE
CONFERIMENTO INCARICO ALL’AVVOCATO

Vorrei comunicarti le esperienze che mi sono capitate con avvocati civilisti e penalisti per farti risparmiare soldi, tempo, energie, problemi e spiacevoli sorprese.
Queste riflessioni nascono dalla mia esperienza personale e potrebbero essere giuste oppure sbagliate, perciò, ti invito a rivolgerti sempre al tuo consulente di fiducia prima di prendere una decisione.

IL PRIMO INCONTRO CON L’AVVOCATO
Quando ti presenti ad un avvocato di solito vuoi sapere se esistono i presupposti per agire legalmente oppure no, se vale la pena ricorrere alle vie legali oppure no e se esistono altre soluzioni per risolvere bonariamente ed amichevolmente la problematica. Perciò, di solito chiedi all’avvocato quanto costa questa sua prima valutazione e se è possibile incontrarlo personalmente.

Normalmente l’avvocato ti può rispondere in due modi :

1) l’avvocato ti chiede subito dei soldi per fare una valutazione dei documenti in tuo possesso (le carte), della tua situazione complessiva e per incontrarti personalmente: per esempio, ti costerà 500 euro, e se insisti e tratti magari ti costerà solo 200-300 euro,

2) l’avvocato ti incontra per la prima volta gratuitamente per farsi una idea della tua problematica e poi verrà pagato solo se gli conferirai un incarico altrimenti nulla gli sarà dovuto per il primo incontro. Questa è la soluzione migliore. E’ opportuno incontrare più di un avvocato prima di decidere di procedere con un procedimento legale che potrebbe essere costoso, di esito incerto e che potrebbe non ottenere la soddisfazione morale ed economica che ti aspetti.

MEGLIO RISOLVERE LE CONTROVERSIE TRAMITE CONCILIAZIONE, MEDIAZIONE ED ARBITRATO
E’ sempre meglio provare ad evitare in tutti i modi di procedere per vie legali. Per prima cosa tenta tutte le possibili conciliazioni, mediazioni ed arbitrati che la legislazione vigente ti consente di esperire: A) dialogando con la controparte da solo via telefono, via email, via fax e via raccomandate a/r, B) tramite gli avvocati delle associazioni dei consumatori oppure C) tramite un mediatore abilitato ed un organismo a ciò deputato come, per esempio le Camere di Commercio (visita il sito della tua Camera di Commercio http://www.camcom.it e seleziona la Camera di Commercio della tua provincia). Leggiti il D.Lgs. 28/2010 che puoi scaricare da internet.
Per alcuni tipi di controversie, specialmente con le compagnie telefoniche ed internet, esiste il Co.re.com. della tua regione (cerca questa parola chiave su internet) oppure per controversie con le banche può esserti utile http://www.arbitrobancariofinanziario.it/
Per valutare il tuo caso può essere utile iniziare con il chiedere alla controparte i tuoi dati personali contenuti nei documenti relativi al tuo fascicolo personale ed alla tua problematica che potrebbero essere detenuti dalla controparte tramite una richiesta ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196 CODICE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI (visita sito http://www.garanteprivacy.it ). Se la controparte non ti risponde oppure il riscontro non è soddisfacente puoi inoltrare al Garante della Privacy una segnalazione, un reclamo oppure un ricorso.
Ricordati che è meglio una magra transazione amichevole e bonaria che avventurarsi in un procedimento legale sicuramente costoso, incerto, lungo.
Spesso se decidi di adire per vie legali ciò che potresti ottenere come risarcimento dei danni non ti basterà per pagarti gli avvocati. Non parliamo poi dello stress che dovrai sopportare, della tua salute che potresti rovinare e del tempo che perderai.
Se inizi una causa sappi che gli unici che certamente ci guadagneranno sono gli avvocati: il tuo e quello della tua controparte che potrebbero essere tentati di tirare la causa per le lunghe perché più lunga è la causa, maggiore è il loro guadagno. Di norma ciò non accade, però, potrebbe succedere.
Il cliente, di solito, più lunga è la causa più ci perde sia economicamente che in salute.
A volte può succedere che anche se hai ragione le possibilità che tu possa ottenere un risarcimento del danno che hai subito dopo aver pagato gli avvocati, le spese legali, il tempo ed i costi che dovrai sopportare, le tasse, i contributi INPS e quant’altro sono minori di quanto tu possa pensare. Può capitare che se decidi di procedere legalmente avrai costi sicuri ed esiti incerti e chiuderai tutta la tua vicenda processuale pagando più soldi di quanti ne incasserai. Non solo, ma potresti scoprire che, a volte, la Giustizia italiana ti consente di ottenere solo una parziale vittoria morale ed, invece, di ottenere il ristoro di tutti i danni che hai subito, ti aumenta i costi legali che dovrai pagare.
Per esempio, ti racconto questo fatto che è realmente successo: un cliente ha querelato una persona per aggressione e diffamazione chiedendo un risarcimento dei danni che ipotizzava intorno ai 6.000 euro + il pagamento delle spese legali, poi ci furono gli interrogatori dei testimoni indicati dalla parte lesa da parte dei Carabinieri ed il P.M. conservò solamente l’accusa di aggressione, ma non quella della diffamazione. Durante la prima udienza del procedimento penale l’imputato tramite il proprio avvocato fece un’offerta banco iudicis alla controparte di 2.000 euro con un assegno consegnato a mano in Tribunale che parve al Giudice di Pace ed al P.M. congrua ed il processo terminò lì. Il cliente già danneggiato per l’aggressione subita con i 2.000 euro incassati è riuscito a ripagarci a mala pena il proprio avvocato. Perciò, in fin dei conti il cliente che aveva ragione al 100% perché aveva subito un danno derivante dall’aggressione si è ritrovato a subire anche un secondo ed un terzo danno: cioè le spese legali perché ognuno si è pagato il proprio avvocato nonché l’impossibilità di proseguire nel processo di condanna dell’imputato aggressore ottenendo almeno la soddisfazione morale derivante dalla sentenza.
Se questo cliente volesse dimostrare in giudizio che ha subito un danno superiore ai 2.000 euro offerti dalla controparte banco iudicis dovrebbe iniziare una causa civile pagando un altro avvocato almeno 2.000-3.000 euro con esiti del processo incerti, ma con costi assolutamente sicuri e magari rimettendoci altri soldi.

IL CONFERIMENTO DELL’INCARICO ALL’AVVOCATO
Quando dai un incarico ad un avvocato civilista oppure penalista ti consiglio di chiedergli:

LE DOMANDE
Quante possibilità di vittoria ho in giudizio ?
Se vinco che succede ? Se perdo che succede ?
Quali possono essere le possibili contromosse della controparte ?
Quanto probabilmente mi costerà il procedimento ? Quanto presumibilmente durerà il oppure i procedimenti civili e/ penali ?
Quali sono state le sentenze favorevoli oppure sfavorevoli relative a vicende simili in passato ?
Mi può fare un preventivo scritto ?
Possiamo stipulare un contratto scritto che regoli in maniera chiara e trasparente che cosa Lei dovrà fare e quanto mi costerà ?

DI SOLITO LE RISPOSTE DEGLI AVVOCATI SONO SIMILI A QUESTE:
Si può perdere e si può vincere non posso garantirLe nulla
Non mi posso impegnare nel garantirLe l’esito favorevole del procedimento
Può costare poco e può costare molto, non si può dire con certezza
Non posso impegnarmi su costi certi perché possono accadere tante cose in giudizio che non sono prevedibili
Non Le posso fare un preventivo scritto perché il rapporto tra cliente ed avvocato è un rapporto fiduciario
L’avvocato ha nei confronti del cliente un obbligo di mezzi e non di risultato: la prestazione del professionista va sempre retribuita a prescindere dall’esito della controversia

IL CONTRATTO TRA AVVOCATO E CLIENTE
IL CLIENTE HA DUE POSSIBILITA’
A) Se tu dai un incarico scritto ad un avvocato civilista e penalista è preferibile fargli firmare un contratto scritto che definisca nel dettaglio in maniera chiara e trasparente ciò che l’avvocato è obbligato a fare e quanto costa. Ogni altra prestazione professionale non scritta è da considerarsi nulla. Tutta l’attività professionale dell’avvocato deve essere concordata preventivamente tra le parti ed accettata per iscritto ed il prezzo deve essere noto alle parti ed accettato rima dell’esecuzione della prestazione professionale. Tutto ciò che non risulta scritto nel contratto non è espressamente richiesto ed accettato per iscritto ed il cui costo sia noto preventivamente alle parti nonché formalmente concordato, non verrà retribuito. Il contratto tra cliente ed avvocato ti garantisce la chiarezza, trasparenza, l’informazione ed il controllo dell’azione del tuo avvocato, del suo operato e soprattutto il controllo assoluto sui costi e su quanto dovrai pagargli. Alcuni modelli di contratto sono reperibili dai siti degli avvocati, degli ordini degli avvocati, le associazioni dei consumatori e puoi fare una semplice ricerca via internet.
Per esempio, ti cito alcuni titoli di contratto tipo che puoi ricercare su internet tramite le parole chiave scegliendo quello che, secondo te, è più adatto alle tue esigenze ed alle tue circostanze:
Contratto tipo secondo tariffe
Contratto tipo compenso forfettario
Contratto tipo tariffa oraria
Contratto tipo con patto di quota lite
Contratto tipo secondo tariffe con palmario
Contratto tipo con compenso forfettario e palmario
Contratto tipo unico con note
Convenzione per consulenza e assistenza legale continuativa

Il contratto ideale per il cliente è quello con il quale il cliente ha il controllo assoluto dei propri costi. Il cliente deve sapere prima di iniziare quanto gli costa l’avvocato ed i procedimenti legali che intende promuovere. Infatti, è rischioso per il cliente esporsi economicamente iniziando un procedimento legale senza poter conoscere quanto gli costerà l’avvocato.
In alcuni casi, può essere utile il patto di quota lite con cui il cliente paga l’avvocato con una percentuale derivante dall’importo ottenuto con il risarcimento dei danni perché in questo modo l’avvocato prima di assumere l’incarico verifica con cura quante probabilità ha di vincere la causa. Infatti, se l’avvocato ritiene che le probabilità di vittoria sono basse oppure nulle potrebbe valutare che la causa ha troppi rischi e troppi costi e che non ci guadagnerà ed eviterà di iniziare la causa.
Nell’incontrare alcuni avvocati che, come è noto, sono dei liberi professionisti non ho verificato lo spirito imprenditoriale tipico dei liberi professionisti di altre categorie di mettersi in gioco rischiando insieme al cliente sul risultato economico che si potrebbe ottenere dalla causa (si può vincere e si può perdere, si può guadagnare, ma si può anche perdere i soldi), ma mi è sembrato piuttosto di percepire la volontà di avere delle certezze economiche sulla propria retribuzione a prescindere dall’esito del procedimento legale.
Se nel contratto che stipuli con il tuo avvocato risulta chiaro che la durata della causa non aumenta i costi per il cliente è più probabile che il tuo avvocato non abbia interesse a tirarla per le lunghe perché sarà pagato in base al risultato ottenuto e non in base al numero, alla difficoltà ed alla durata della prestazioni effettuate a tuo favore.
Nel contratto è necessario contemperare due interessi apparentemente in contrasto tra loro: da una parte il cliente vuole un procedimento legale rapido ed economico e con esito a lui favorevole, dall’altra parte l’avvocato guadagna di più se il procedimento è lungo, complicato e l’esito del procedimento non incide, a meno che non commetta errori madornali, sulla sua retribuzione.
Inoltre, nel contratto è utile indicare che l’eventuale recupero crediti del risarcimento danni è a carico dell’avvocato e non del cliente perché in alcuni casi succede che il cliente vince la causa, ma non riesce a recuperare il credito e si trova, però, costretto a pagare la parcella dell’avvocato.
Per esempio, il cliente ottiene una sentenza favorevole dal Giudice con un risarcimento danni di 6.000 euro + 2000 euro di spese legali + una multa di 750 euro a carico della controparte, la controparte non paga perché contumace oppure nullatenente, ma il tuo avvocato chiede a te i soldi della parcella e delle spese legali che il Giudice ha posto a carico della controparte. Perciò, può capitare che un cliente ha ragione, si rivolge alla Giustizia per ottenere un risarcimento dei danni ed alla fine del processo, invece, che ottenere un ristoro dei danni, si troverà costretto a pagare le spese legali ed il proprio avvocato pur vincendo la causa.
Ricordati che il cliente è obbligato a pagare il proprio avvocato anche se il cliente perde la causa perché l’avvocato non è obbligato ad ottenere un risultato, ma il cliente è certamente obbligato a pagare la prestazione professionale del suo avvocato.

Alcuni avvocati civilisti e penalisti rifiutano di firmare un contratto scritto perché sanno che se sbagliano le previsioni relativamente all’andamento del procedimento legale i maggiori costi dovuti ai loro errori di valutazione in fase di preventivo saranno a carico loro e non del cliente. Potresti incontrare difficoltà a trovare un avvocato disponibile a firmare un contratto con il cliente in cui in maniera trasparente sia chiaro ciò che l’avocato deve fare e quanto il cliente pagherà per il servizio reso.
Il contratto scritto che regola il rapporto professionale tra cliente ed avvocato tutela entrambi perché è chiaro, trasparente ed evita fraintendimenti, equivoci e contestazioni sui costi e sulle azioni da intraprendere: meglio prevenire che curare.

B) Se invece tu cliente accetti che l’avvocato da te scelto si rifiuti di firmare un contratto scritto allora ti affidi all’avvocato che potrebbe farti pagare qualsiasi cifra che sia all’interno dei tariffari forensi previsti per legge che puoi scaricare dai siti degli avvocati, degli ordini degli avvocati, delle associazioni dei consumatori oppure tramite una semplice ricerca tramite parole chiave via internet.

IL TARIFFARIO FORENSE
Ti invito a leggerti i tariffari nuovo tariffario forense approvato con D.M. 8/04/2004 n.127 (Circolare del Consiglio Nazionale forense 4 settembre 2006, n. 22-C/2006) sia relativo procedimenti civili oppure penali che puoi scaricare dai siti degli avvocati, degli Ordini degli Avvocati per esempio da http://www.consiglionazionaleforense.it oppure da una semplice ricerca tramite parole chiave via internet.
Ti accorgerai che i tariffari forensi sia quello civile, ma ancora di più quello penale, ha ampi margini di discrezionalità e tra le tariffe minime, le tariffe medie e le tariffe massime ci possono essere differenze di prezzo rilevanti.
Per esempio, se l’avvocato decide di applicarti le tariffe minime potrebbe chiederti di pagare 5.000 euro, se ti applica le tariffe medie potrebbe chiederti di pagare 10.000 euro, se ti applica le tariffe massime potrebbe chiederti di pagare 15.000 euro.
Tutto dipende dalle difficoltà del lavoro che ha svolto, dal valore economico della causa, dall’esito della causa se ti è stato favorevole, dalla quantità di tempo che il tuo avvocato ha dovuto investire per studiare la normativa del tuo procedimento e da tutta una serie lunghissima di altre ragioni. Ti invito a leggere tutte le voci del tariffario forense alcune delle quali del tutto astruse per il cliente.
I tariffari forensi possono diventare delle note musicali con le quali un bravo musicista può suonare qualsiasi musica.
Perciò, ti consiglio di far firmare un contratto al tuo avvocato in cui sia certo, scritto, sicuro, chiaro e trasparente quanto ti costa e cosa deve fare e cosa non deve fare al fine evitare spiacevoli sorprese ed equivoci.
Infatti, ad esempio, è successo che un cliente ha conferito un incarico scritto ad un avvocato penalista, l’avvocato penalista gli ha chiesto un primo bonifico e gli ha inviato la prima fattura di circa 1.000 euro, il cliente gli ha fatto il primo bonifico come richiesto, poi 2 anni dopo l’avvocato penalista gli ha chiesto un secondo bonifico di circa 2.000 euro e gli ha fatto la seconda fattura, poi dopo 3 anni (ricordati che i crediti dell’avvocato si prescrivono dopo 3 anni, perciò, il contratto ti tutela dalla possibilità che un avvocato pretenda dei soldi anni dopo la fine del mandato professionale. Puoi anche farti firmare dal tuo avvocato una liberatoria a fine prestazione professionale a tutela di possibili ulteriori rivendicazioni economiche nonché chiedere sempre la fattura per ogni pagamento e la notula professionale durante il mandato allegata ad ogni pagamento oltre che a fine mandato professionale. Non accettare mai di farti fare la fattura solo per una parte dell’importo consentendo all’avvocato una parziale e/o totale evasione fiscale. Paga sempre con modalità tracciabili, per esempio, assegno e/o bonifico bancario) gli ha chiesto il saldo di circa 8.000 euro.
Nel frattempo il cliente non era mai stato informato dei costi che aumentavano esponenzialmente nel corso degli anni. Normalmente al cliente la batosta può arrivare con il saldo, non con gli acconti, perché gli acconti normalmente sono moderati e contenuti ed il cliente non percepisce subito quanto dovrà complessivamente pagare. Infatti, può non esserci proporzione tra l’entità degli acconti richiesti nel corso del tempo ed il saldo. Infatti, il sistema di pagamento con gli acconti richiesti dal cliente di tanto in tanto che molti avvocati utilizzano senza rilasciare preventivi scritti e senza firmare un contratto con il cliente non danno al cliente la chiara percezione che sta entrando in un casello autostradale e che quando uscirà ci può essere un saldo con un importo economico sostanzioso di cui il cliente ignora l’esatto importo.
Perciò, per evitare che il cliente possa essere costretto a pagare un saldo importante che non aveva né concordato né di cui era stato mai informato negli anni, ti consiglio vivamente di far firmare al tuo avvocato un contratto in cui sia trasparente e chiaro quello che l’avvocato deve fare e quanto costa.
Dal punto di vista del cliente il momento economicamente più pericoloso non è il momento degli acconti, ma quello del saldo quando potresti accorgerti che ci sono delle parcelle, onorari, diritti, spese e quant’altro di cui non conoscevi l’esistenza e di cui non eri stato informato.

CONTESTAZIONE DELLA PARCELLA DELL’AVVOCATO (DIRITTI, ONORARI, SPESE, COSTI E QUANT’ALTRO) DAVANTI ALL’ORDINE DEGLI AVVOCATI
Se durante la prestazione professionale dell’avvocato dovesse sorgere una contestazione tra l’avvocato penalista oppure civilista ed il cliente, il cliente si potrà difendere facilmente solo se ha un contratto scritto con l’avvocato dal quale il Giudice può agevolmente valutare e decidere chi ha ragione e chi ha torto. Se il cliente è munito di prova scritta, ed il contratto che regola la prestazione professionale è la prova scritta per eccellenza, insieme alle fatture del pagamento degli acconti e le note bancarie dei bonifici effettuati nonché della corrispondenza intercorsa tra le parti (attenzione: rifiutati sempre di fare un vaglia postale o addirittura di pagare in contanti un avvocato, magari in nero oppure di fatturare solo una parte della cifra e di fatturare solo la parte il residuale: fai fare al tuo avvocato sempre fattura per l’intero importo pattuito e paga sempre con un sistema di pagamento tracciabile come il bonifico bancario perché, altrimenti, potrebbe succedere che non riesci a dimostrare di aver dato i soldi al tuo avvocato), il tuo avvocato non potrà chiederti più soldi di quelli che avete pattuito né potrà indicare in parcella attività professionali che non avete concordato né potrà pretendere prezzi che non siano stati preventivamente accettati per iscritto dalle parti.
Il contratto scritto tra cliente ed avvocato che regola la prestazione professionale nonché i relativi costi costituisce la migliore prova scritta che il cliente può avere.

Se, invece, il cliente non ha un contratto scritto allora molto probabilmente l’avvocato avrà la meglio perché la legislazione vigente è più favorevole all’avvocato che al cliente. L’avvocato, infatti, ha anche i seguenti vantaggi:

1) si può difendere da solo oppure dando l’incarico ad un suo collega a costo zero (a costo zero per l’avvocato, ma i costi di detto avvocato saranno certamente a carico del cliente), mentre il cliente si dovrà pagare un altro avvocato,

2) può scegliere il Tribunale presso il quale risiede e svolge l’abituale attività professionale oppure il Giudice davanti al quale si è svolto il processo, mentre il cliente, che magari risiede lontano da tale Tribunale dovrà sobbarcarsi dei maggiori costi sia degli spostamenti che degli avvocati: per esempio, se il cliente risiede a Perugia e l’avvocato con cui ha la controversia risiede a Milano, il cliente dovrà pagare l’avvocato principale su Perugia ed un altro avvocato corrispondente che si rechi in udienza su Milano oppure il cliente si dovrà trovare un avvocato su Milano.

L’avvocato che vuole recuperare il suo credito nei confronti del cliente di solito si rivolge al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati al quale appartiene e si fa liquidare la parcella senza contraddittorio con il cliente e senza che il cliente sia chiamato a contro dedurre ed a controbattere. Il fatto che non sia obbligatorio un contraddittorio in cui le due parti: cliente ed avvocato possano confrontarsi apertamente e con trasparenza seppur davanti ad un ente (l’Ordine degli Avvocati) che rappresenta una delle parti, potrebbe essere un ulteriore vantaggio a favore dell’avvocato.
Questo è un punto importante: il cliente potrebbe non essere informato né dall’avvocato con cui ha un contrasto relativo alla parcella da pagare né dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati che è in corso un procedimento di liquidazione della parcella né che è stata liquidata. Ciò può comportare che il cliente si veda arrivare a casa un decreto ingiuntivo senza esserne preventivamente informato.
Infatti l’Ordine degli Avvocati non è tenuto ad informare il cliente del fatto che ha aperto un procedimento di liquidazione della parcella né relativamente all’esito ed all’importo della stessa.
L’Ordine degli Avvocati può tenersi sui valori medi delle tariffe forensi quindi può evitare sia i valori minimi che i valori massimi riducendo di un poco le richieste dell’avvocato.
L’Ordine degli Avvocati semplicemente dichiara che la parcella dell’avvocato è congrua, cioè è all’interno della forchetta delle tariffe minime e massime dei tariffari forensi, per un determinato importo sulla semplice: 1) dichiarazione da parte dell’avvocato di una relazione dell’attività da lui svolta, 2) la raccomandata a/r con la quale ha informato il cliente della parcella voce per voce e del saldo, 3) la presentazione dei fascicoli depositati nei tribunali relativi al cliente ai quali può avere accesso facilmente chiedendo l’autorizzazione ai Giudici responsabili dei singoli procedimenti e facendo riferimento 4) alla corrispondenza intercorsa tra l’avvocato ed il cliente (lettere, email, telefonate, fax e quant’altro). Visita a tale proposito i siti degli Ordini degli Avvocati via internet.
L’Ordine degli Avvocati non dichiara chi ha ragione e chi ha torto, ciò spetta al Giudice che potrebbe rimettere in gioco tutte le carte e stabilire diversamente da quanto deciso dall’Ordine degli Avvocati, ma è logico che una volta che l’ordine degli Avvocati ha liquidato la parcella, al cliente non resta che pagare oppure fare una opposizione in Tribunale con esiti incerti e con il rischio che il cliente sarà costretto a pagare anche le spese legali della causa e della controparte, oltre alle proprie spese legali.
L’Ordine degli Avvocati è “un ente pubblico non economico” che potrebbe mediare tra avvocato e cliente, ma resta pur sempre un’associazione di categoria che rappresenta gli avvocati e non certo i clienti.

L’OPPOSIZIONE AL DECRETO INGIUNTIVO
Dopo che l’ordine degli Avvocati ha liquidato la parcella per il cliente l’eventuale opposizione inizia in salita perché non sarà facile, anche se possibile, trovare un avvocato che lo difenda né un Giudice che si metta contro il parere dell’Ordine degli Avvocati.
Infatti, il cliente avrà ulteriori costi legali certi perché deve incaricare un proprio avvocato (è difficile trovare un avvocato che si metta contro un altro avvocato e/o contro il parere dell’Ordine degli Avvocati. Alcuni avvocati rifiutano espressamente questi incarichi professionali), con la possibilità che il Giudice nel corso della prima udienza ingiunga al cliente di pagare immediatamente tutto l’importo complessivo del decreto ingiuntivo dando la provvisoria esecuzione del provvedimento (se non ritiene fondato il tuo ricorso e/o di facile soluzione e/o fondato su prova scritta) e dichiarando che durante la causa si stabilirà chi ha ragione e chi a torto.
Facciamo un esempio pratico: l’avvocato chiede all’Ordine degli Avvocati di liquidare una parcella di 9.000 euro, l’Ordine degli Avvocati la riduce di un poco e liquida una parcella di 7.000 euro, l’avvocato chiede al Tribunale di appartenenza un decreto ingiuntivo ed avendo a questo punto la prova scritta richiesta dall’art. 633 cpc (attenzione: la semplice parcella prodotta dall’avvocato potrebbe non essere valutata dal Giudice come prova scritta oppure potrebbe essere facilmente contestata in sede di giudizio dal cliente), il Tribunale concede il decreto ingiuntivo che viene recapitato con urgenza al cliente, il cliente ha normalmente 40 giorni per pagare oppure opporsi, se paga dovrà pagare di norma i 7.000 euro maggiorati delle spese legali del decreto ingiuntivo all’incirca 1.100-1.200 euro, se, invece, si oppone il cliente dovrà pagare circa 1.000-2.000 euro un avvocato e poi, con ogni probabilità nel corso della prima udienza il giudice gli ordinerà di pagare tutta la somma e poi il cliente dovrà dimostrare nel corso della causa che ha ragione.
La causa può durare anni, ci possono essere diversi gradi di giudizio, il Giudice può anche ridurre o aumentare la parcella stabilita dall’avvocato e/o dall’Ordine degli Avvocati ecc.. Ne vale la pena ? Perciò, il cliente deve scegliere se avventurarsi lungo un percorso incerto e costoso oppure pagare subito transando magari di persona con l’avvocato e limitando i danni che potrebbero derivargli da un ulteriore procedimento legale.
Se il cliente vuole contestare la parcella dell’avvocato può rivolgersi all’Ordine degli Avvocati con un ricorso in prevenzione a pagamento (vedi i costi di questa richiesta via internet nei siti degli Ordini degli Avvocati) e può chiedere di essere convocato per un’audizione. In questo caso l’Ordine degli Avvocati contatterà l’avvocato, gli comunicherà quanto dichiarato dal cliente e si aprirà un contraddittorio ed un confronto. L’ordine degli Avvocati cercherà di mediare tra avvocato e cliente, ma ricordati sempre che rappresenta gli avvocati e non i clienti. Alla fine del procedimento l’ordine degli Avvocati liquiderà la parcella dell’avvocato.
Perciò, se il cliente si rivolge all’Ordine degli Avvocati con un esposto oppure con un ricorso in prevenzione per contestare le parcelle di un avvocato e/o il suo comportamento si apre un contraddittorio tra le parti e ciascuna delle parti saprà cosa ha detto la controparte, mentre se è l’avvocato che si rivolge all’Ordine degli Avvocati detto contraddittorio tra le parti non è obbligatorio ed il cliente potrebbe non essere informato dall’Ordine degli Avvocati che è in corso un procedimento di liquidazione della parcella né dell’esito del procedimento. Il cliente potrebbe conoscere dell’esito del procedimento solo quando gli verrà notificato il decreto ingiuntivo circa uno o due mesi dopo.
Se vuoi contestare le parcelle, onorari, diritti, spese, costi e quant’altro di un avvocato appena ricevi la parcella del saldo del tuo avvocato puoi rivolgerti con un ricorso in prevenzione all’Ordine degli Avvocati di appartenenza del tuo avvocato. Ricordati che quando il tuo avvocato ti ha inviato tramite raccomandata a/r la richiesta del saldo è autorizzato a rivolgersi all’Ordine degli Avvocati per farsi liquidare la parcella e procedere con il decreto ingiuntivo (normalmente il Tribunale nel giro di circa un mese concede il decreto ingiuntivo a seguito della richiesta del tuo avvocato).
Se il cliente intende contestare l’operato dell’avvocato, oltre alle parcelle, può farlo scrivendo direttamente all’avvocato e/o all’Ordine degli Avvocati, ma deve prestare attenzione a non esporre il fianco a querele per calunnia e/o diffamazione e/o a richieste di risarcimento in sede civile da parte dell’avvocato che si vuole contestare.
Non dimenticare che l’Ordine degli Avvocati rappresenta gli avvocati e che può capitare che gli esposti dei clienti vengano archiviati con un nulla di fatto e se un esposto viene archiviato l’avvocato potrebbe chiamare in causa il cliente per chiedergli un risarcimento dei danni. Certo, anche se il Giudice darà ragione al cliente in sede di giudizio, il cliente avrà, però, comunque subito un ulteriore danno derivante dal dover nominare un altro avvocato e pagarlo e passare altri anni in Tribunale con tutto lo stress che ciò comporta. Infatti, ogni volta che un cliente viene chiamato in sede giudiziaria, anche se ha ragione, subirà certamente dei costi legali che potrebbe non recuperare mai più.
Se il cliente contesta l’operato dell’avvocato come attività mai svolta e/o come attività svolta male, può non pagare l’avvocato. Ciò è più facile da dimostrare se esiste un contratto scritto tra avvocato e cliente. In caso contrario, non è facile dimostrare che un avvocato non abbia svolto un’attività professionale oppure che abbia omesso un’azione dovuta oppure che abbia sbagliato un parere legale oppure che abbia commesso un grave errore.

IL DECRETO INGIUNTIVO
L’avvocato una volta che ha ricevuto la liquidazione della parcella dall’Ordine degli Avvocati poi presenta la richiesta prova scritta (art. 633 Codice di Procedura Civile, cerca su internet e leggi gli artt. 633-669) al Tribunale di appartenenza che emette un decreto ingiuntivo che obbliga il cliente a pagare, oltre alle spese legali del decreto ingiuntivo, anche la parcella dell’avvocato.
Il decreto ingiuntivo non è una sentenza, infatti, si può proporre opposizione e normalmente ingiunge al debitore di pagare entro 40 giorni dalla notifica.
A questo punto il cliente debitore potrebbe opporsi al decreto ingiuntivo del proprio avvocato, ma per fare opposizione dovrebbe prima di tutto pagare un altro avvocato con un ulteriore aggravio di costi per la parte più debole della vicenda che di solito è il cliente stesso.
Non dimentichiamo che il cliente di solito ha già subito precedentemente dei danni economici, psicologici, morali, professionali e quant’altro per le vicende precedenti per le quali ha dovuto rivolgersi all’avvocato e non ha certo né i soldi né la voglia né le forze di intraprendere altre controversie legali, ma vuole ritornare alla sua vita normale.
In secondo luogo, trovare un avvocato disponibile ad assumere l’incarico contro un altro avvocato e contro ciò che ha stabilito l’Ordine degli Avvocati sarà impresa ardua.
In terzo luogo, trovare un Giudice che contesterà la parcella liquidata dall’Ordine degli Avvocati riducendola è possibile, ma non facile.
Ma anche se troverai un avvocato disposto a difenderti ed anche se il Giudice ti fosse favorevole potrebbe non essere conveniente dal punto di vista economico andare in giudizio: per esempio, l’avvocato si è fatto liquidare la parcella dall’Ordine degli Avvocati di 7.000 euro e ti ha fatto un decreto ingiuntivo, tu dovrai pagarti un avvocato circa 2.000-3.000 euro per fare opposizione al decreto ingiuntivo, se il Giudice nel corso della causa ridurrà la richiesta dell’avvocato da 7.000 a 4.000-5.000 euro, comunque dovrai pagare il decreto ingiuntivo e, facendo due conti, potresti non avere una convenienza economica sicura ad opporti al decreto ingiuntivo perché il rischio che la causa non vada nel senso a te favorevole è molto alto.
Il contratto scritto che regola il rapporto tra te e l’avvocato elimina ogni possibile contestazione ed il rischio di aggravare i tuoi costi con il decreto ingiuntivo e con una causa civile contro il tuo avvocato.

COME RIDURRE I COSTI DEGLI AVVOCATI
Di solito gli avvocati più giovani e con minore esperienza costano di meno che gli avvocati più anziani e con maggiore esperienza. In alcuni procedimenti legali potrebbe non essere indispensabile pagare molto un avvocato molto esperto e potresti, invece, conferire un incarico ad un avvocato più giovane che ha una formazione solida, ma minore esperienza e che, magari, è più contenuto relativamente alle proprie pretese economiche.
L’avvocato può prendere nota di tutto, ma proprio tutto, ciò che fa a tuo favore: 1) rispondere ad una telefonata, 2) leggere una tua email, 3) rispondere ad una tua email, 3) creare materialmente il tuo fascicolo con il tuo nome, 4) scrivere una lettera, 5) inviarti un fax, 6) parlare con un altro tuo avvocato, 7) attendere senza fare nulla una ora tra una udienza e l’altra, 8) fare una trasferta fuori sede con il notaio oppure con un collega, 9) darti un parere orale, 10) darti un parere scritto via email 11) leggere i tuoi documenti, 12) incontrarti in studio e quant’altro (l’elenco è lunghissimo basta leggere le tabelle dei tariffari forensi via internet): ogni singola azione dell’avvocato potrebbe avere un costo a tuo carico più salato di quanto tu possa pensare.
Puoi limitare al minimo indispensabile incontri con il tuo avvocato in studio, telefonate, email, fax e lettere che invierai al tuo avvocato perché ogni documento costituisce la prova di un’attività professionale svolta a tuo favore: per esempio, se tu scrivi una email al tuo avvocato perché lui ti ha chiesto di tenerlo al corrente relativamente all’andamento di un altro procedimento che ti sta seguendo un altro avvocato e nel corso dell’email dici: “Che ne pensa?” oppure “Che mi consiglia ?” oppure concludi l’email salutando e dicendo: “Attendo un suo cortese cenno di riscontro”, e per te ciò fa parte di un normale dialogo tra due persone, invece, ciò potrebbe essere inteso dal tuo avvocato come la richiesta di un parere scritto oppure verbale contemplato dal tariffario forense come prestazione a pagamento. Perciò, mentre per te cliente quella è da considerarsi una semplice email gratuita che mette al corrente il tuo avvocato di quanto accade in un altro procedimento, come da lui richiesto, invece, potresti trovarti costretto a pagare quella email, per esempio, 150 euro oppure 300 euro come consulenza legale e come parere verbale oppure scritto che tu avresti richiesto al tuo avvocato.
Probabilmente se il cliente avesse saputo in anticipo che quella email gli sarebbe costata, per esempio, 150-300 euro, non l’avrebbe mai scritta né inviata.
Simile discorso vale anche per gli allegati che invii via email al tuo avvocato. Magari il cliente invia documenti al proprio avvocato perché questi gli ha chiesto di tenerlo al corrente di tutto anche di ciò di cui si stanno occupando altri avvocati presso altri tribunali nel corso di una vicenda complessa al fine di svolgere al meglio la propria attività professionale a favore del cliente, ma non gli ha, forse, spiegato che ciò ha un costo né gli ha detto quanto costa. Il cliente si fida del proprio avvocato ed esegue le istruzioni che riceve fedelmente ignaro che ciò avrà per lui un costo. In alcuni casi può capitare che l’avvocato ti invia delle email oppure risponde con un inoltra oppure scrivendo le risposte all’interno della tua email creando una corrispondenza con vari invii della stessa email tra cliente ed avvocato e viceversa. Tutto ciò verrà fatto pagare al cliente come consulenza legale, come informative rese dall’avvocato al cliente, come pareri verbali e/o scritti, come prevedono i tariffari forensi. Però, tutte le email potrebbero essere stampate dal tuo avvocato, allegati compresi, e presentati a te cliente ed eventualmente davanti all’Ordine degli Avvocati ed in Tribunale per la richiesta del decreto ingiuntivo per recuperare il credito relativo a parcelle, diritti, onorari, spese, costi e quant’altro non ancora onorati dal cliente. Ti ricordo che i log delle email vengono cancellati dai providers dopo 12 mesi (vedi sito del Garante della Privacy http://www.garanteprivacy.it ).
Per le telefonate vale lo stesso principio: i tabulati telefonici possono essere utilizzati per dimostrare l’attività di consulenza legale ed informative rese dall’avvocato al clinete. Le compagnie telefoniche conservano i tabulati per 24 mesi (vedi sito del Garante della Privacy http://www.garanteprivacy.it ). Magari il cliente chiama l’avvocato per chiedergli delle informazioni e pensa erroneamente che quella telefonata è gratuita, invece, è a pagamento.
Può capitare che manchi al cliente una sufficiente informazione relativamente alle prestazioni professionali forensi ed ai tariffari forensi, perciò è necessario stipulare un contratto tra cliente ed avvocato che chiarisca fin da subito tutti questi aspetti economici e le corrispondenti azioni professionali che l’avvocato è tenuto a svolgere. Come in sinossi, da una parte l’azione professionale che l’avvocato deve realizzare ed a fronte l’importo economico pattuito.
Nella scelta di un avvocato puoi rivolgerti agli avvocati delle associazioni dei consumatori e gli avvocati che accettano di firmare i contratti che regolano la loro prestazione professionale.
Inoltre, se hai bisogno di consulenze legali puoi rivolgerti alle associazioni dei consumatori. Ce ne sono tante, per esempio, Altroconsumo, Codacons, Adiconsum, Aduc, Adusbef, Unione Nazionale Consumatori, ecc.: cercale su internet con le parole chiave.
Hanno dei prezzi moderati con la semplice quota associativa puoi chiedere telefonicamente e/o di persona tutti i consigli legali che ti necessitano.
Ti assicuro che pagare la quota associativa di un’associazione dei consumatori (puoi farlo anche tramite l’8 per mille della tua dichiarazione dei redditi) ti costerà molto di meno soldi, tempo ed energie che pagare un avvocato.
Ti faccio un esempio pratico: la quota associativa di un’associazione dei consumatori può costare 50 euro all’anno e puoi avere tutte le consulenze legali gratuite per un anno, a volte anche via telefono oppure via email, mentre con lo stesso importo di 50 euro puoi non riuscire a pagarti neanche un incontro con un avvocato.
Spero che i miei consigli possano esserti utili.
Se di tutto questo che hai letto ti ricorderai anche una sola cosa: quando conferisci un incarico al tuo avvocato fatti firmare un contratto scritto che regoli la sua prestazione professionale forense: patti chiari ed amicizia lunga, il mio sforzo ed il mio impegno sarà stato certamente utile.
Se vuoi ringraziarmi, divulga queste stesse informazioni ad altre persone a cui potrebbero essere utili.

About these ads
This entry was posted in Uncategorized and tagged . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s